Negli ultimi anni l’anticipo della vendemmia è diventato un fenomeno sempre più evidente. Le temperature più elevate e le stagioni che cambiano stanno modificando il calendario della viticoltura e, puntualmente, il tema torna al centro del dibattito ogni estate.
Ma un anticipo della raccolta significa necessariamente una vendemmia peggiore? Secondo Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, la risposta è più articolata di quanto spesso emerga nei titoli di giornale.
Durante un’intervista a Radio24, Cotarella ha invitato a guardare il fenomeno con un approccio tecnico e scientifico, evitando letture semplicistiche che associano automaticamente cambiamento climatico e peggioramento della qualità del vino.
Una vendemmia anticipata non significa automaticamente una vendemmia peggiore
L’anticipo della maturazione è ormai una costante della viticoltura italiana. Tuttavia, molti dei vitigni coltivati nel nostro Paese sono tradizionalmente a maturazione tardiva e questo, in diversi casi, ha permesso di adattarsi meglio alle nuove condizioni climatiche.
Secondo Cotarella, l’anticipo della raccolta ha modificato alcuni parametri dell’uva, favorendo una maturazione più completa degli zuccheri e contribuendo, in molte situazioni, a mantenere elevata la qualità delle produzioni.
Naturalmente ogni annata resta diversa e ogni territorio presenta caratteristiche specifiche, ma non è corretto considerare l’anticipo della vendemmia come un indice automaticamente negativo.
La ricerca e il lavoro in vigneto fanno la differenza
Un altro aspetto fondamentale riguarda l’evoluzione della viticoltura stessa.
Negli ultimi decenni il settore ha investito molto nella ricerca e nell’innovazione: dalla scelta dei terreni più adatti ai sistemi di allevamento, fino alla gestione della chioma e dell’esposizione dei grappoli alla luce.
Questi interventi consentono oggi ai viticoltori di affrontare condizioni climatiche diverse rispetto al passato con strumenti e conoscenze che solo pochi anni fa non erano disponibili.
Come sottolinea Cotarella, se la viticoltura fosse rimasta quella di venti o trent’anni fa, le conseguenze dei cambiamenti climatici sarebbero state molto più pesanti.
Una sfida da affrontare con competenza, non con allarmismo
Questo non significa ignorare gli effetti del cambiamento climatico. Gli eventi estremi, come grandinate, siccità prolungate o piogge intense, continuano a rappresentare una sfida importante per chi lavora ogni giorno in vigneto.
La viticoltura rimane un’attività “a cielo aperto”, profondamente legata all’andamento delle stagioni. Per questo motivo è fondamentale continuare a investire nella ricerca, nella sperimentazione e nelle buone pratiche agronomiche, strumenti indispensabili per affrontare un contesto in continua evoluzione.
La vera preoccupazione oggi è il mercato
Nel corso dell’intervista, Cotarella ha però evidenziato come la principale criticità del comparto non sia oggi rappresentata dal clima, bensì dall’andamento del mercato.
Il rallentamento dei consumi, unito a una crescente narrazione spesso semplicistica sul vino, rischia infatti di penalizzare uno dei simboli più rappresentativi dell’agroalimentare italiano.
Da qui il suo invito a promuovere una comunicazione più equilibrata, che distingua sempre tra abuso e consumo responsabile, valorizzando il vino come espressione di cultura, territorio e tradizione.
Guardare al futuro con consapevolezza
Ogni vendemmia racconta una storia diversa. Le condizioni climatiche cambiano, la viticoltura evolve e il lavoro in vigneto si adatta continuamente per preservare qualità e identità dei vini.
È proprio questa capacità di innovare, senza perdere il legame con il territorio, che permette al settore di affrontare le sfide del presente con maggiore consapevolezza, trasformando il cambiamento in un’opportunità di crescita.



